La nascita di Marina Romea: avventure, disavventure e un finalone col botto.
Tutto ebbe inizio nell’ormai lontano 1951. In quell’anno, i due ravennati Miserocchi e Salbaroli comprarono 88 ettari di bosco a poca distanza dai paesi di Casalborsetti e Porto Corsini.
Obiettivo principale: servirsi di quell’area boschiva per produrre un buon quantitativo di legname.
Come riportato su un articolo pubblicato da RavennaBlu, questi 88 ettari erano all’epoca una zona selvaggia e isolata di cui non ci si curava. Di certo, nessuno intravedeva ancora la possibilità di valorizzarli da un punto di vista turistico.
Eppure, erano lo stadio embrionale di quella che oggi chiamiamo Marina Romea. Ospitava giusto alcuni capanni e la casa di un tal Ceretti detto umàz (“omaccio”) che, forse, non era esattamente uno stinco di santo. Correva voce, infatti, che di notte contrabbandasse sigarette con i suoi buoi…
Un percorso sconnesso attraversava questa zona boschiva abbandonata, da Nord verso Sud, collegando Casalborsetti a Porto Corsini. Mentre il primo, allora, era un umile villaggio di braccianti, Porto Corsini era un borgo di pescatori connesso a Marina di Ravenna, già meta turistica, grazie al traghetto sul Canale Corsini.
In cosa consisteva questo traghetto? In una barca tirata a corda da un certo signor Giachi.
Ora, il traffico non era certo quello di oggi, ma viene da pensare che questo Giachi avesse il suo bel da fare, sul traghetto, e un paio di braccia di tutto rispetto!
Ma torniamo all’evoluzione cui sono andati incontro gli 88 ettari selvaggi, ovvero, l’ante-Marina Romea.
La buona notizia è che si cominciò a valutare l’ipotesi di investire nell’area a scopo turistico. Mare, spiagge, pinete, valli, dune costiere: già allora non mancava nulla.
Così, nei primi anni ’50, ci si rimboccò le maniche e si prese a fare un parziale disboscamento.
Si diede anche il via alla costruzione di una strada litoranea tra Casalborsetti e Porto Corsini. L’obiettivo era spianare la strada (nel vero senso della parola!) al turismo, viste e considerate le preziose risorse naturalistiche dell’area in questione.
Un nuovo lido stava nascendo, un luogo immerso in una natura rigogliosa e a pochi passi da altri paesi abitati. Marina Romea stava arrivando!
Ogni storia che si rispetti ha i suoi momenti di panico…
Una storia non è una vera storia se non c’è un problema da risolvere, un evento avverso, una difficoltà da superare. L’adrenalina serve sempre.
Nel ’53 si diede il via alla costruzione delle infrastrutture, alla lottizzazione e alla vendita dei primi terreni. I lavori, però, si fermarono poco dopo, rimanendo in sospeso per quasi 4 anni.
Sì perché il conte Baldi, ex proprietario degli 88 ettari di bosco, pensò bene di far causa a Miserocchi e Salbaroli affinché gli fosse conferito un supplemento della quota pattuita al momento della vendita. Il motivo? Il cambio di destinazione d’uso e la rivalorizzazione della zona boschiva.
E qui arriva un finale glorioso: Miserocchi e Salbaroli vinsero la causa e la costruzione delle prime strutture poté riprendere.
L’Hotel Corallo fu il primo a essere ultimato nel 1957, poi toccò agli Hotel Columbia e Millepini.
Verso la località balneare che conosciamo oggi (nome compreso).
Oltre ai primi hotel, fu realizzato un ponte di legno sul Canale Baiona per collegare la località turistica nascente a Ravenna.
Inoltre, grazie a un concorso, fu chiesto ai ravennati di trovare un nome per questa nuova destinazione turistica della costa romagnola.
I partecipanti furono più di 300 e quasi 250 le proposte accettate. Tra tutte, la Commissione Comunale di Toponomastica scelse Marina Romea.
Perché fu selezionato proprio questo nome? Perché evocava la storia del territorio, la Ravenna capitale dopo Roma e la Statale Romea (che ricorda il passaggio dei pellegrini medievali verso Roma, detti romei).
E da allora ne è stata fatta tanta, di strada…
Sì, parecchia!
Ecco com’è andata la nascita di questa piccola perla romagnola sul Mare Adriatico, oggi meta turistica di tante famiglie e persone in cerca di relax e, perché no, di sano divertimento con vista spiaggia e pineta.
Certo, i tempi sono cambiati, rispetto ad allora, eppure turisti e meno turisti raggiungono la costa della Romagna con lo stesso obiettivo di sempre: star bene.
Gli aneddoti sulla storia (e sulle storie) di Marina Romea non finiscono certamente qua. Continueremo ad andare a caccia di nuove informazioni e nuovi ricordi da condividere con te, che ami ciò che amiamo noi.
Quand’è così, non perdere le prossime news in arrivo!






5 thoughts on “Da bosco selvaggio a meta turistica”
Mi piace!!!! Io frequento MR dalla fine degli anni ’70 (avevo 5 anni) e mi ricordo (fine anni ’80) che i ragazzi più grandi, la chiamavano MARINA MORTEA. X’ non c’era nulla … un silenzio surreale.. solo noi e il mio dirimpettaio, facevamo animare la fine di viale italia, con le urla dei ns genitori…. Michela Fabbri
Marina Romea per me luogo del cuore.
Tutte le emozioni della mia vita dalla fine degli anni sessanta ad oggi sono passate da qui…belle brutte momenti gioisi..altri faticosi…fidanzati .marito…ecc…ecc…
Silenzio …per ritrovare se stessi…natura e movimento…atmosfere …tutto questo e molto altro …Marina Romea
Chiara Moruzzi
Frequento Marina Romea dal 1968! Avevo 8 anni quando per la prima volta “ varcai la soglia” di questo posto fantastico. Ci sono venuta da bambina, da ragazza, moglie e madre ed ora nonna…. Amore puro!!!!
La mia casa è stata costruita nel 64 nella strada della chiesa. Io avevo 4 anni. Ho passato lì le estati della mia fanciullezza e adolescenza. Allora Marina Romea era un po’ snob. Poi molti amici di allora si sono trasferiti a Marina e io ho passato la mia vita di mamma in grande serenità. Ora la frequentano i miei figli e mio nipote. Io preferisco andare d’inverno quando Marina Romea esprime al massimo il suo fascino
La mia casa è stata costruita nel 64 nella strada della chiesa. Io avevo 4 anni. Ho passato lì le estati della mia fanciullezza e adolescenza. Allora Marina Romea era un po’ snob. Poi molti amici di allora si sono trasferiti a Marina e io ho passato la mia vita di mamma in grande serenità. Ora la frequentano i miei figli e mio nipote. Io preferisco andare d’inverno quando Marina Romea esprime al massimo il suo fascino